Guai della Vita: Come Affrontarli e Vivere Meglio

frammenti

Perché non riesco a stare bene?

Perché passo la maggior parte della vita ad aspettare che cambi qualcosa o desiderando qualcosa che non arriva mai?

Vi siete mai fermati a riflettere sul perché accade tutto questo malessere?

Molti di voi immagino di sì. Pochissimi hanno superato questa fase. Gli altri non staranno nemmeno leggendo questo articolo. Ovviamente sto parlando a chi non ha ancora risolto i guai della vita, ma si è accorto di averli e vuole stare bene.

I guai. Così li chiamo io.

Cosa sono

I guai sono quegli intoppi, blocchi, sassi di inciampo che ci fanno cadere e che si presentano, per lo più, quando meno ce li aspettiamo, muri contro cui sbattiamo ripetutamente la testa.

Le cause dei nostri guai sono le ferite non rimarginate, quelle che hanno lasciato la cicatrice dolorante, che provocano dolori all’anima.

A causa di questi guai, non riusciamo a vivere bene, proprio perché in un modo o nell’altro ci finiamo dentro anche senza accorgercene, perché ormai è diventata una modalità, un automatismo di vita.

Senza rendercene conto instauriamo un rapporto simbiotico con la causa, o le cause, dei nostri guai, e ognuno ha le proprie, a secondo del proprio vissuto, del proprio carattere, delle proprie subpersonalità create nel momento di bisogno.

Cosa succede

Quando iniziamo a porci domande sul perché ci sta accadendo qualcosa, o sul perché una situazione non si sblocca, significa che la nostra attenzione si è spostata su un piano più alto rispetto all’esistenza e ci stiamo accorgendo che non stiamo vivendo la nostra vita.

In effetti, stiamo delegando il vivere a frammenti di noi che gestiscono autonomamente il guaio, perché di loro competenza. Esatto, siamo frammentati, divisi in tanti pezzi quanti sono i guai in cui ci troviamo.

Ogni volta che subiamo la vita anziché viverla, viene creato un frammento che ha il compito di salvaguardare la nostra sopravvivenza. Questa parte di noi, che in psicosintesi viene chiamata sub-personalità, agisce nel migliore dei modi per il contesto del momento che si sta vivendo. Tiene conto del nostro stato psicologico, emotivo e fisico e fa scelte filtrate dalle esperienze passate secondo il nostro punto di vista.

Ogni problema che riscontriamo nel vivere è una reazione più o meno antica che ha finito per diventare un’azione automatica, che lentamente ha preso il posto del dolore che il guaio ci aveva procurato. Quella reazione non è qualcosa da incolpare, ma qualcosa su cui riflettere e prendere coscienza, non c’è colpa, c’è esperienza.

Cosa fare

L’unico modo per tornare a prendere le redini della nostra vita è integrare quanti più frammenti riusciamo.

Per farlo dobbiamo imparare a riconoscere queste parti, quindi occorre accorgerci degli spigoli della vita in cui prendiamo contro, poi osservare i tanti lividi, le quantità di cicatrici che abbiamo collezionato, e le ombre scure che offuscano mente e cuore.

È praticamente un lavoro di pulizia interiore che non si può delegare e serve davvero molto coraggio e determinazione per procedere.

Si può iniziare dai piccoli guai, quelli che non danno troppo fastidio, per prendere confidenza con il nuovo processo interiore che si andrà via via consolidando come nuova modalità di azione.

Si tratta di prendere consapevolezza sulle proprie risorse e sui propri limiti, cercando ogni volta di non cadere nella trappola invisibile dell’automatismo inconscio.

E’ questione di allenamento e di forza di volontà, ma tutti possono riuscire a crearsi una vita migliore.

Se avete bisogno, sapete che potete contattarmi e vediamo insieme cosa fare e se posso aiutare nel processo.

Buon esplorazione!

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Immagine di Hans-Peter Dorn da Pixabay

Testo a cura di Serena Tracchi

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