L’arte, linguaggio dell’anima

Sabato sera mi sono ritrovata a conversare con un artista, un pittore, che non conoscevo. Chi mi conosce sa del mio debole verso gli artisti, semplicemente perché sento la loro predisposizione all’ascolto sensibile, e a quella predisposizione a trasformare in un linguaggio sottile i pensieri, particolarità che io apprezzo.

Si parlava dell’importanza dell’arte nei momenti bui della storia e di come sia facile provocare disgusto producendo bruttezza.

Il discorso è nato perché dopo una performance di questo nuovo amico di colori, ho provato emozioni contrastanti. A differenza della mia ultima esperienza nel vedere artisti provocarmi i sensi tanto da farmi scappare lontano dalle loro opere.

Ad arte fiera quest’anno (mancavo da qualche anno), ho davvero provato disgusto e orrore. La maggior parte delle opere (non tutte per fortuna, ma davvero la maggior parte) erano un inno alla bruttezza. Organi spappolati (letteralmente), mostri, persone deformi, visi trasformati in demoni, supereroi declassati ad un presente squallido e alla conseguente loro trasformazione… Stare dentro ad un labirinto di queste ossessioni perverse, provoca un imbruttimento dell’anima. Significa che la nostra anima si sta ammalando, poichè ritengo che l’arte sia il linguaggio dell’Anima.

Come Persona Altamente Sensibile sono dovuta scappare per sopravvivenza psicologica ed emotiva.

Ponevo quindi le mie riflessioni condivise con chi invece, mi ha turbato facendomi però stare nella bellezza, quindi è stato un pensiero naturale quello di convalidare la tesi che la differenza tra un Vero Artista e qualcuno che fa qualcosa di artistico, è che l’Artista trova il modo di portare un messaggio, anche di disgusto, attraverso la bellezza delle sue opere.

Questa importante sfumatura si è persa nelle cantine dell’Anima, perché ci insegnano e ci abituano a stare nell’orrore e a dovercelo sorbire, facendoci credere di avere le mani legate, producendo ancora più frustrazione.

Così si parla con i vicini, con i conoscenti, con alcuni amici che non riescono a condividere altro che il loro malessere per la situazione che stiamo vivendo. E li comprendo, ma nel momento in cui pongo loro la domanda: “quindi cosa fai per cambiare questa situazione? per bilanciare questo sentire?” Non sanno rispondere se non manifestare in piazza, portando odio, rancore, risentimento, rabbia, frustrazione, senso di colpa, inadeguatezza, e ancora rabbia e ancora frustrazione.

Ma non è così che si cambiano le cose, e la storia ce lo mostra in modo evidente. Occorre cambiare visione, modalità, abitudine.

Occorre stare con i Veri Artisti che denunciano attraverso la loro manifestazione di bellezza.

Occorre cambiare paradigma. Agire bilanciando. Sostenere l’altra parte.

Smettere di nutrire l’orrore.

Capisco che potrebbe sembrare cinismo, o addirittura insensibilità, ma è così che si capovolgono i poli. Non si può pensare di smettere di fare la guerra mettendo in campo rabbia, odio e rancore.

Determinazione, severità, centratura, potenza personale, possono aumentare la risonanza di un’energia trasformativa. Finchè non impareremo le leggi fisiche del nostro mondo e aderiremo al sistema, muovendoci esattamente come subdolamente ci invita a fare, non avremo speranza.

Io faccio del mio meglio per cambiare il mondo intorno a me. Tu cosa aspetti?


Foto di Serena Tracchi

Testo a cura di Serena Tracchi

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