Nonostante la digitalizzazione, nel 2025 l’87% delle richieste di supporto psicologico analizzate da ProntoPro riguardava incontri in presenza; anche nel life coaching prevaleva l’incontro fisico, 56% contro 44% online.

I dati più recenti vanno proprio in questa direzione. Nel rapporto Stress in America 2025, il 69% degli adulti intervistati negli USA ha dichiarato di aver avuto bisogno di più supporto emotivo di quello ricevuto nell’ultimo anno. Circa metà riferisce frequentemente o talvolta isolamento, esclusione o mancanza di compagnia.
E c’è un dato ancora più interessante: il 92% considera le relazioni una fonte fondamentale di significato nella propria vita.
Cosa significa questo?
Che le persone stanno cercando il contatto umano.
Tra i tanti bisogni che le persone dimostrano di avere in supporto psicologico, c’è
Il bisogno di Essere visti.
Quante volte vi è capitato di dire o di sentirvi porre la domanda “come stai?” detto automaticamente? A me succede molto spesso, sia di porla, che di sentirmelo chiedere, capendo tuttavia che è più un intercalare che un vero e proprio interessamento.
Nello stesso momento, però, avrei necessità che qualcuno si accorgesse davvero di quello che mi sta succedendo. E come accade a me, sicuramente anche l’altro vorrebbe che io mi interessassi veramente al suo stato d’animo.
È il bisogno di sentirsi riconosciuti nella propria unicità.
E’ giunto il momento di renderci conto di quale sponda del fiume stiamo percorrendo. Prendere coscienza che stiamo andando alla deriva come umanità, e ritengo sia importante provare a volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.

Non c’è alternativa, dobbiamo assolutamente riprendere contatto con la nostra umanità e per farlo, occorre partire dai piccoli gesti, e soprattutto dalla presenza con cui li viviamo. Per esempio, quando ci accorgiamo di chiedere in maniera automatica “come stai?” a qualcuno che incontriamo, se non lo siamo fin dall’inizio, proviamo a porre attenzione alle parole di risposta, allo sguardo, all’atteggiamento del corpo. E’ molto probabile che anche l’altro risponderà con superficialità, senza essere nella risposta. Allora ciò che possiamo fare, è quella di sorridere, guardare negli occhi l’altro e stare qualche secondo in silenzio e provare a connetterci con lo spirito della persona che abbiamo di fronte, come in un abbraccio eterico di riconoscimento.
Vedrete come cambierà l’atmosfera, come si alzeranno le vibrazioni, vostra e sua.

I piccoli gesti quotidiani,
presenza,
silenzio.
Partiamo da qui.
Testo a cura di Serena Tracchi
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